agosto 2013

Dati occupazione ISTAT giugno 2013

A giugno 2013 gli occupati sono 22 milioni 510 mila, in diminuzione dello 0,1% rispetto al mese precedente (-21 mila unità) e dell’1,8% su base annua (-414 mila unità).
Ciò si traduce in un tasso di occupazione pari al 55,8%, registrando una diminuzione di 1 punto percentuale rispetto ai 12 mesi precedenti.
Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 89 mila, fa segnare un debolissimo segnale positivo, diminuendo dell’1,0% rispetto al mese precedente (-31 mila) ma appesantisce comunque il dato annuo arrivando a un +11,0% (+307 mila).
Il tasso di disoccupazione si attesta quindi al 12,1%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e in aumento di 1,2 punti nei dodici mesi.
Da segnalare l’andamento della ricerca di lavoro delle persone tra i 15-24 anni: rappresentano il 10,7% della popolazione con un tasso di disoccupazione (ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca) pari al 39,1%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,6 punti nel confronto tendenziale.
Si attesta purtroppo in crescita il tasso di inattività degli individui tra i 15 e 64 anni: seguendo un trend in aumento sia rispetto al mese precedente (+0.3%) che rispetto ai 12 mesi prima (+0.4%)
Per ulteriori informazioni visita il sito www.istat.it .

La maternità in Italia


La situazione lavorativa in Italia è certamente ricca di disparità di genere, sia qualitative (tipologia di mansioni e responsabilità) sia quantitative (retribuzioni). Un’aspetto che potrebbe parzialmente stringere un po’ il divario di genere è un incremento della paternità obbligatoria con una contemporanea diminuzione del periodo di maternità. Un miglioramento complessivo delle condizioni legate alla maternità potrebbe anche essere d’aiuto alla crescita della natalità del Paese, ma restando nell’attualità è giusto essere informati sulle regole di oggi. La maternità e la paternità sono regolamentate dal decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001, il cosiddetto Testo Unico maternità/paternità.
1. LAVORATRICI E LAVORATORI DIPENDENTI
Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio. Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione.

A CHI SPETTA
• alle lavoratrici dipendenti assicurate all’Inps anche per la maternità
(apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti) aventi un rapporto di lavoro in corso alla data di inizio del congedo
• alle disoccupate o sospese se ricorre una delle seguenti condizioni (art. 24 T.U.):
o il congedo di maternità sia iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro
o il congedo di maternità sia iniziato oltre i predetti 60 giorni, ma sussiste il diritto all’indennità di disoccupazione, alla mobilità oppure alla cassa integrazione. Per le disoccupate che negli ultimi due anni hanno svolto lavori esclusi dal contributo per la disoccupazione, il diritto all’indennità di maternità sussiste a condizione che il congedo di maternità sia iniziato entro 180 giorni dall’ultimo giorno di lavoro e che siano stati versati all’Inps 26 contributi settimanali negli ultimi due anni precedenti l’inizio del congedo stesso
• alle lavoratrici agricole a tempo indeterminato ed alle lavoratrici agricole tempo determinato che nell’anno di inizio del congedo siano in possesso della qualità di bracciante comprovata dall’iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo (art. 63 T.U.)
• alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti) che hanno
26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l’inizio del congedo stesso (art. 62 del T.U.)
• alle lavoratrici a domicilio (art. 61 T.U.)
• alle lavoratrici LSU o APU (attività socialmente utili o di pubblica utilità di cui all’art. 65 del T.U.)

COSA SPETTA
Un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che comprende (artt. 16 e seguenti del T.U.):
prima del parto: i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (salvo flessibilità) e il giorno del parto
dopo il parto: i 3 mesi successivi al parto (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva. In caso di parto anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce), ai tre mesi dopo il parto si aggiungono i giorni compresi tra la data effettiva e la data presunta
In caso di parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia.
Durante i periodi di congedo di maternità la lavoratrice ha diritto a percepire un’indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga scaduto immediatamente precedente l’inizio del congedo di maternità
2. LAVORATRICI E LAVORATORI ISCRITTI ALLA GESTIONE SEPARATA INPS
Il congedo di maternità (art. 64 T.U. e relativi decreti ministeriali) è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio. Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice ha diritto all’indennità economica in sostituzione del compenso.
Le libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps non hanno tale obbligo di astensione; tuttavia la permanenza al lavoro comporta la perdita del diritto all’indennità di maternità.
A CHI SPETTA
Alle lavoratrici ed ai lavoratori iscritti esclusivamente alla gestione separata Inps e non pensionati, tenuti quindi a versare alla gestione separata il contributo con l’aliquota maggiorata prevista dalla legge per finanziare le prestazioni economiche di maternità/paternità.
Il diritto all’indennità di maternità spetta a condizione che nei 12 mesi precedenti il mese di inizio del congedo di maternità risultino effettivamente accreditati alla gestione separata almeno 3 contributi mensili comprensivi della predetta aliquota maggiorata.

COSA SPETTA
Un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che comprende (artt. 16 e seguenti del T.U.):
prima del parto: i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (salvo flessibilità) e il giorno del parto
dopo il parto:i 3 mesi successivi al parto (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva. In caso di parto anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce), ai tre mesi dopo il parto si aggiungono i giorni compresi tra la data effettiva e la data presunta
In caso di parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia.

CHI PAGA
L’indennità e’ pagata direttamente dall’Inps secondo la modalità scelta nella domanda:
• bonifico presso l’ufficio postale
• accredito su conto corrente bancario o postale.
3. LAVORATRICI AUTONOME
L’indennità di maternità (artt. 66 e seguenti del T.U.) è riconosciuta alle lavoratrici autonome per i due mesi precedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla data medesima.
L’indennità non comporta comunque obbligo di astensione dall’attività lavorativa autonoma.

A CHI SPETTA
Alle artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali, nonché alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, e successive modificazioni, iscritte alla gestione dell’INPS in base all’attività svolta ed in regola con il versamento dei contributi anche per i mesi compresi nel periodo di maternità (due mesi precedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla data stessa).

QUANTO SPETTA
Per i periodi di maternità spettanti in caso di parto (due mesi precedenti la data del parto e tre mesi successivi alla data medesima) spetta un’indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge a seconda del tipo di lavoro autonomo svolto.

CHI PAGA
L’indennità e’ pagata direttamente dall’Inps secondo la modalità scelta nella domanda:
• bonifico presso l’ufficio postale
• accredito su conto corrente bancario o postale.

LA DOMANDA
La domanda di maternità deve essere presentata all’Inps telematicamente mediante una delle seguenti modalità:
• WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it – Servizi on line);
• Contact Center integrato – n. 803164 gratuito da rete fissa o n. 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico;
• Patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.
La domanda telematica va inoltrata prima dell’inizio del congedo di maternità ed, in ogni caso, non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità.
La lavoratrice è tenuta a comunicare la data di nascita del figlio e le relative generalità entro 30 giorni da parto mediante una delle modalità telematiche sopra indicate.
Le lavoratrici autonome trasmettono la domanda telematica a parto avvenuto.
Documentazione da presentare in forma cartacea
Il certificato medico di gravidanza ed ogni altra certificazione medico sanitaria richiesta per l’erogazione delle prestazioni economiche di maternità/paternità dev’essere presentata in originale alla Struttura Inps competente, allo sportello oppure a mezzo raccomandata postale in busta chiusa.
Sulla busta contenente la certificazione medico sanitaria è utile apporre:
• il numero di protocollo rilasciato dalla procedura di invio online
• la dicitura “documentazione domanda di maternità – certificazione medico sanitaria” (ai fini della legge sulla privacy).

FLESSIBILITA’
Per flessibilità si intende la possibilità di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei 4 mesi successivi al parto. Per poter avvalersi della flessibilità del congedo di maternità è necessario che il medico specialista ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale ed il medico competente aziendale (ove previsto per legge) certifichino che tale opzione non comporta pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. Se in azienda non è prevista la figura del medico competente, è necessaria la dichiarazione del datore di lavoro che lo attesti.